Per secoli, Iraden è stata protetta dal Corvo, un dio che domina il territorio dall’alto di una torre nella cittadina portuale di Vastai. La sua volontà emana attraverso il Fittavolo, che con il suo tributo di sangue ne tiene in vita il potere. Sotto lo sguardo attento del Corvo, Vastai fiorisce, arricchendosi con i dazi che riscuote dalle navi di passaggio per lo stretto del Mare Interno.
Ma il Corvo si sta indebolendo. Il Fittavolo è scomparso e al suo posto ora siede un usurpatore, mentre ai confini si stanno radunando truppe straniere che hanno stretto alleanze con nuove divinità.
È in questo momento di pericolo che un dio – uno dei leggendari e temutissimi Antichi – vede giungere Eolo, al seguito di Mawat, erede del vero Fittavolo. E comincia a parlare, raccontando una storia che potrebbe aiutare Eolo e Mawat a fare giustizia. Così, mentre assiste il suo signore, Eolo scopre che la Torre del Corvo nasconde un segreto. Nelle sue fondamenta è celata una vicenda oscura che attende solo di essere svelata… e di mettere in moto una catena di eventi che potrebbe distruggere Iraden per sempre. |
|
Ann Leckie, dopo qualche tentativo di scarso successo, ha scombussolato il mondo fantascientifico con il suo romanzo Ancillary Justice, che ha vinto Hugo, Nebula e qualche altro premio, e a cui ha fatto seguito Ancillary Sword e Ancillary Mercy. Rimando ai miei commenti ai primi due romanzi per un'idea di quello che penso di questa autice. Al momento sto ancora cercando di scrivere una recensione più completa dell'intera trilogia e della discussione che ha accompagnato le prime traduzioni italiane.
Ha poi pubblicato diversi racconti e un ulteriore romanzo ambientati in questo universo dell'Impero Radch, ma questo La Torre del Corvo è la sua prima opera separata dall'ambientazione precedente ed è un Fantasy. Un romanzo che ho letto con qualche aspettativa, essendo io del partito che aveva apprezzato i romanzi SF precedenti, ma che mi ha invece piuttosto deluso.
Ne parlo in questa rubrica, e quindi lo giudico meritevole di lettura, ma con l'avvertenza che potrebbe non piacere molto a tanti, tra cui il sottoscritto.
Cerco di precisare senza fare troppo spoiling, che però sarà in parte inevitabile, data la struttura stessa del romanzo, che fa scoprire davvero molto lentamente al lettore sia l'ambientazione ma sopratutto l'identità e la natura di alcuni personaggi.
La vicenda si svolge in una Terra abitata da normali esseri umani, con uno sviluppo tecnologico e sociale da età del bronzo o giù di lì, con ovvie aggiunte e mancanze che mischiano un poco la storia, ma con la presenza, reale e attiva, di una miriade di dei, da piccoli e quasi impotenti a grandi e potentissimi. Dei che hanno i loro mezzi di intervento e i loro limiti, e che possono essere quasi qualunque oggetto materiale o essere vivente.
Scenario con un poco di originalità, ma non più di tanto. La vicenda è abbastanza ben costruita e porta ad una lettura veloce aiutata dalle dimensioni non enormi. Ma il problema principale è la tecnica di narrazione.
Una seconda persona spesso spiazzante, anche perché per quasi tutto il romanzo non si sa chi sia a parlare. Cioè si sa in generale, è uno dei tanti dei, che racconta anche la sua storia, ed è uno degli aspetti più simpatici di tutta la trama, ma non si sa cosa davvero sia in quel momento, cosa stia facendo e sopratutto perché.
La vicenda nel complesso non è particolarmente originale, a parte alcuni aspetti del potere degli dei, che è sostanzialmente di rendere reale qualunque cosa dicano, con conseguenze a volte divertenti e a volte tragiche.
Tirando le somme, un'opera sicuramente leggibile ma senza niente di eccellente. Diciamo che ho preferito di gran lunga la Leckie dell'Impero Radch.
|
|