Lavie Tidhar

The Violent Century

Ed. Hodder & Stoughton 2013

 

A bold experiment has mutated a small fraction of humanity. Nations race to harness the gifted, putting them to increasingly dark ends. At the dawn of global war, flashy American superheroes square off against sinister Germans and dissolute Russians. Increasingly depraved scientists conduct despicable research in the name of victory
British agents Fogg and Oblivion, recalled to the Retirement Bureau, have kept a treacherous secret for over forty years. But all heroes must choose when to join the fray, and to whom their allegiance is owed—even for just one perfect summer’s day.

Di Tidhar avevo letto solo Central Station, che mi aveva lasciato un'impressione decisamente bivalente. Un'ottimo stile di scrittura, emotivamente coinvolgente, un'ambientazione immaginifica ma con molti dubbi di illogicità. Un racconto basato su personaggi, ma che si dimentica troppo spesso delle ragioni per cui i personaggi esistono. Avevo quindi relegato questo romanzo (che è in realtà una raccolta di racconti coordinati) nella sezione in cui commento, nel bene e nel male, quello che leggo, senza raccomandarne la lettura.
Poi mi è capitato di incontrare questo The Violent Century, la cui introduzione mi ha interessato abbastanza da leggerlo, con il risultato di esserne ampiamente soddisfatto tanto da consigliarne la lettura.
In realtà è un romanzo di Supereroi, con una spruzzata di Urban Fantasy, genere da cui sto normalmente molto lontano, ma davvero molto particolare.
Ho usato il termine Supereroi (ma si tratta di persone ben diverse dai personaggi della Marvel o di DC), riferendomi a persone con poteri fuori dell'ordinario, ma anche con grandi limiti, che ne fanno dei personaggi in grado di svolgere un ruolo di assoluto primo piano, ma non certo invulnerabili, e tanto meno invincibili. Generati da un evento occasionale, da una macchina sperimentale non ben capita, superano i normali limiti temporali e ognuno di loro ha un potere particolare, che ovviamente chi governa il mondo cerca di utilizzare specialmente nell'immane mattanza che è la Seconda Guerra Mondiale.
Nel romanzo, i vari Supereroi, con i loro poteri, sono un poco la rappresentazione delle caratteristiche principali delle nazioni di cui sono esponenti, almeno nella visione ideologicamente abbastanza definita di Tidhar, ma rappresentano nell'insieme un poco tutte le aspirazioni del genere umano nel suo complesso.
Anche se gli avvenimenti storici sono presentati con molta aderenza a quanto realmente avvenuto, la narrazione di Tidhar è molto più emotiva che oggettiva, come avevo già potuto verificare in Central Station. Quello che è l'aspetto principale di questo romanzo non sono tanto gli avvenimenti, anche quando sono tragici al di là di ogni razionalità umana, ma è l'atmosfera che riesce a creare, le emozioni che genera, la comprensione dell'aspetto umano che anche dei superuomini immortali sono costretti ad avere.
Non voglio entrare in dettagli della trama, anche perchè è organizzata in una specie di mistero da svelare, con l'azione che si sviluppa in due piani temporali diversi, ma non è certo l'aspetto principale del romanzo, e mi limito quindi ad un forte invito alla sua lettura.

 

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