Sharakhai, the great city of the desert, center of commerce and culture, has been ruled from time immemorial by twelve kings — cruel, ruthless, powerful, and immortal. With their army of Silver Spears, their elite ompany of Blade Maidens and their holy defenders, the terrifying asirim, the Kings uphold their positions as undisputed, invincible lords of the desert. There is no hope of freedom for any under their rule.
Or so it seems, until Çeda, a brave young woman from the west end slums, defies the Kings' laws by going outside on the holy night of Beht Zha'ir. What she learns that night sets her on a path that winds through both the terrible truths of the Kings' mysterious history and the hidden riddles of her own heritage. Together, these secrets could finally break the iron grip of the Kings' power...if the nigh-omnipotent Kings don't find her first. |
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Nel presentare una lettura occasionale di una raccolta di racconti, Blackguards, avevo detto che, oltre a racconti di autori conosciuti appartenenti ai loro cicli ben noti, avevo scoperto anche autori di cui non sapevo niente, ed alcuni mi erano davvero piaciuti.
Bradley P. Beaulieu è uno di questi, che era presente con un racconto di uno scontro di Ceda nella fossa di combattimento. Mi era piaciuta l'ambientazione e in generale i personaggi che vi agivano, anche se un racconto normalmente si concentra su un particolare solo. Sono quindi andato a cercare i romanzi che compongono questa serie, che inizia proprio con questo Twelve Kings in Sharakhai, e ho incominciato a leggerli.
L'ambientazione è ovviamente arabeggiante, ma la mitologia che la regge va ben oltre le leggende e i miti arabi, portando l'idea di un deserto madre di ogni cosa alle estreme conseguenze, con primi dei e secondi dei, con "bestie" e mostri vari, e con la magia del sangue che deriva direttamente dai primi dei.
Questo primo romanzo è centrato sul personaggio di Ceda, che vediamo all'inizio nella sua versione quasi adulta di eroina delle fosse di combattimento, nascosta sotto lo pseudonimo di White Wolf, ma attraverso diversi flashback possiamo conoscere anche, lentamente, la sua infanzia, le sue origini e quelle di sua madre. Come in tanti romanzi di questo genere, le informazioni vengono fornite poco alla volta, e i diversi personaggi inizialmente possono essere, o almeno apparire, molto diversi da quelli che saranno in seguito, con le loro motivazioni intime finalmente chiarite.
Indubbiamente anche qui molti aspetti narrativi sono gli stessi di tanti altri romanzi, perché tutto sommato sono ormai quasi un obbligo, una moda, anche se qualche volta appare qualche spunto originale. Come il fatto che ormai quasi sempre si tratti di ragazze che dimostrano straordinarie doti fisiche e qualità di combattimento, e questo anche in assenza di "aiuti magici" specifici, ma solo per capacità personale. Ora, che ci possano essere donne particolarmente atletiche è ovvio, ma che risultino le migliori "in assoluto" è contro l'evidenza, perché la struttura fisica maschile è decisamente più forte, e quindi qualche maschio superiore alle nostre eroine ci dovrà pur essere, almeno da qualche parte.
Devo dire che questo aspetto qui non è predominante, perché anche se il personaggio principale è femmina, e vince abbastanza facilmente quasi tutti gli scontri, non li vince tutti, perché un certo limite lo ha, però poi il gruppo di combattenti più micidiale presente nella narrazione è composto solo da donne, anche se perfettamente allenate.
Ma questo, come altri stereotipi del genere che sono abbondantemente presenti, non mi è sembrato un vero limite al romanzo, che è invece davvero godibile con un intreccio complesso, ancora molto lontano dall'essere svelato, e personaggi molto ben costruiti (entro ovviamente i limiti detti prima).
La guerra personale di Ceda contro i dodici Re di Sharakhai è solo all'inizio.
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