Il popolo guerriero degli Alethi ha affrontato per anni i misteriosi Parshendi sulle Pianure Infrante per vendicare l'uccisione di re Gavilar da parte di un loro sicario, l'Assassino in Bianco. Dopo lunghe schermaglie, l'altoprincipe Dalinar Kholin ha conseguito una vittoria, ma a caro prezzo: prima di soccombere, i Parshendi hanno evocato la Tempesta Infinita, che trasforma in tutto il mondo di Roshar i loro cugini parshi, fino ad allora schiavi degli umani, nei letali Nichiliferi.
Ma gli uomini hanno una nuova risorsa a disposizione: i Cavalieri Radiosi. Gli antichi ordini, dissolti secoli prima nel giorno della Ritrattazione, stanno ricomparendo. Una a una, persone in tutto il globo stanno scoprendo di possedere poteri straordinari legati agli spren, essenze che permeano ogni cosa.
Fra loro, la giovane Shallan Davar è riuscita a usare le sue capacità per azionare la Giuriporta delle Pianure Infrante, un congegno in grado di trasportare lei e tutte le truppe alethi alla città-torre di Urithiru, l'antica roccaforte dei Radiosi e centro nevralgico da cui raggiungere tutti gli altri luoghi di Roshar provvisti di Giuriporte. Nel frattempo, Kaladin Folgoeletto, guardia del corpo di Dalinar e uno dei primi nuovi Radiosi, si imbarca in un viaggio contro il tempo per avvertire i suoi genitori della minaccia imminente. E Dalinar dovrà affrontare i fantasmi del suo passato prima di poter unificare i popoli di Roshar contro il nemico comune. |
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Terzo capitolo di questa saga infinita (è prevista di dieci volumi, con due cicli narrativi di cinque ognuno), dopo La Via dei Re e Parole di Luce, di cui avevo già parlato. Se il primo mi era piaciuto molto e il secondo davvero entusiasmato, questo terzo mi ha confermato sulle qualità di scrittore di Sanderson e sulla sua capacità di gestire storie estremamente complesse in mondi di fantasia dettagliati in tutti gli aspetti, ma mi sembra in ogni caso un poco inferiore ai precedenti, e so di non essere l'unico a pensarla così.
Ovviamente questo non scalfisce per niente il giudizio complessivo su Sanderson, che ancora una volta dimostra come deve essere pianificato lo sviluppo di una vicenda complessa e parte di un ciclo ancora più intricato inserito in un'intera galassia di narrazioni distinte senza che alcuna linea di sviluppo venga persa o interrotta. Ma non sempre un controllo accurato sullo sviluppo di una storia si accompagna ad un altissimo risultato narrativo, e qui siamo in presenza solo di un ottimo risultato, ma che lascia qualche punto di insoddisfazione, forse anche perché arriva dopo un risultato davvero elevatissimo come Parole di Luce.
Sanderson ha preparato meticolosamente lo sviluppo di questa storia, perlomeno di quella parte che sarà l'argomento dei primi cinque volumi, e aveva lasciato trapelare molte informazioni, quindi si sapeva che il personaggio centrale di questo Giuramento sarebbe stato Dalinar, ma forse è risultato un po' troppo dominante. Anche se non è stato negato spazio agli altri personaggi fondamentali, è Dalinar e i suoi dubbi, le sue angosce, a dominare la scena di questo lunghissimo romanzo. Kaladin sembra preso da problemi personali, e Shallan è apparentemente travolta dalle troppe personalità in contrasto tra di loro e senza la forza di affrontare la se stessa vera.
Come ho detto, un romanzo lungo,
con dei momenti in cui sembra che Sanderson allunghi troppo il brodo, perdendo il ritmo narrativo senza aggiungere fatti importanti. Dipenderà sicuramente molto dal mio atteggiamento come lettore (sarò più preciso più avanti) ma a me il finale è sembrato poco logico, non ben giustificato da tutto quello che era successo in precedenza, o perlomeno da quello che avevo capito io. Sono rimasto decisamente perplesso.
Quindi complessivamente un buon romanzo, un po' troppo, inutilmente, lungo e con meno capacità coinvolgente dei precedenti.
Ora due parole personali: io non sono un amante delle parole crociate e tantomeno dei rebus. Leggo volentieri gialli e thriller, ma purché abbiano una trama molto logica e senza tranelli. Dico questo perché Sanderson riempie i suoi romanzi di accenni volutamente ambigui o criptici a situazioni che si vedranno in romanzi successivi, o anche in storie parallele. A cominciare delle brevi note ad inizio di ogni capitolo, che sicuramente significano qualcosa che al momento non è chiarito, fino alle diverse frasi di personaggi come Arguzia, che rimane un mistero. A me questi aspetti passano sopra quasi inavvertiti, perché non ho piacere di perdere tempo a cercare di risolvere quiz astrusi all'interno di una vicenda che è già complicata di suo. Nei commenti ai vari romanzi di Sanderson leggo delle formidabili analisi di ogni singola parola e di cosa possa significare nella chiarificazione del Cosmoverso. Io invece mi aspetto che la chiarificazione avvenga attraverso una narrazione chiara ed esplicita, e non solo per sussurri e rebus complessi. È sicuramente un mio limite e lo riconosco, ma ho l'impressione che già con Giuramento sono vicino al limite di sopportazione.
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